L'Innovazione Tecnologica "ascensore per il Futuro"? Certo, ma non basta.

Il 27 gennaio scorso, presso la sede di Confindustria a Roma, si è tenuta la presentazione della "Roadmap per la Ricerca e l'Innovazione", finanziata dal Cluster Fabbrica Intelligente (CFI) e realizzata da oltre cento professionisti del settore che per oltre due anni hanno dedicato anima e corpo all'analisi di sette macro-filoni tematici e tecnico scientifici (dalla stampa 3D, all'intelligenza artificiale e i nuovi materiali per la produzione). 


Il loro scopo?


Redigere un testo sacro di 150 pagine capace di indicare quali innovazioni tecnologiche guideranno l'industria italiana nei prossimi anni e quali investimenti seguire per rimanere competitivi nei mercati nazioni e internazionali.


Senza peli sulla lingua, la Roadmap si rivolge non solo a industriali, manager o CEO, al contrario, vuole essere monito ai decisori politici per suggerire, gentilmente, quali misure e provvedimenti varare per sostenere il Made in Italy. 


Dallo scenario tracciato dal CFI le indicazioni sono ben chiare: l'innovazione tecnologica è fondamentale, ma non è la sola.


Le aziende devono essere pronte ad intraprendere un'azione di innovazione di processo e di prodotto. 


Quali sono le altre strategie da seguire, suggerite dal CFI?


PRODUZIONE PERSONALIZZATA E FLESSIBILE


Contrariamente al passato, nel prossimo futuro manifatturiero, le aziende dovranno concentrare le loro forze nel fornire un prodotto personalizzato, capace di rispondere ai bisogni specifici del cliente, facendo leva sulla flessibilità dei processi produttivi per lavorare su larga scala e ridurre al minimo i costi e gli sprechi.


Solo tramite una innovazione del processo e dei prodotti si potranno avere in questo modo soluzioni che si differenziano per valore, funzionalità e prestazioni.


Sarà questa la prima vera sfida che le aziende dovranno affrontare se vorranno sostenere il passo dei proprio rivali.



ECONOMIA CIRCOLARE, AMICA/NEMICA DELLE AZIENDE



Strettamente legata al modo di produrre, si colloca il discorso della sostenibilità, non solo ambientale, ma anche economica e sociale.


Il tema della sostenibilità è stato molto spesso considerato dalle aziende una minaccia calata dall'alto alla propria produzione, rallentando paradossalmente le fasi del processo di innovazione.


Tuttavia, nel prossimo futuro, il ruolo dell’industria manifatturiera dovrà dirigersi verso l’implementazione di un concetto circolare di fabbrica se vorrà continuare ad essere "vendibile" sul mercato.


Come detto, si tratterà quindi di un vero e proprio processo di innovazione aziendale. 


L'azienda potrà e dovrà progettare prodotti in grado di essere disassemblati dopo l'uso, gestendo contemporaneamente le informazioni di prodotto lungo la catena di valore. Indispensabile sarà il supporto di tecnologie digitali sempre più avanzate che permetteranno la rintracciabilità del prodotto e dei suoi componenti, per favorire un recupero più efficiente dei materiali dopo la fase d’uso e per renderne più vantaggioso economicamente il riuso.


Questi cambiamenti richiederanno l’introduzione di nuovi processi, strumenti e sistemi produttivi. Termini come "de-manufacturing" e "re-manufacturing" entreranno a far parte del vocabolario quotidiano del perfetto imprenditore, rispondendo così attivamente a questioni ancora più complesse come l'aumento del costo delle materie prime e leggi sempre più stringenti dell'Unione Europea in tema di politiche ambientali.


NUOVI MODELLI COLLABORATIVI



In un contesto così frammentato, in cui il settore industriale italiano è progressivamente connesso tra soggetti, non si può pensare che ognuno faccia da sé. Si deve riportare l'attenzione sulle risorse intangibili (o come li chiamano gli esperti "gli asset intangibili") ovvero il know-how aziendale e il capitale umano. 


La formazione degli addetti ai lavori diventa così un requisito indispensabile per poter fornire ai propri clienti un prodotto di qualità e tecnologicamente innovativo. 


In questa ottica, si fanno spazio nuovi modelli collaborativi rivolti a favorire la digitalizzazione delle filiere manifatturiere italiane.


Le aziende capo-filiera dovranno aiutare le proprie PMI a perseguire una strategia di innovazione di prodotto e di processo in modo omogeneo, compatto, senza grandi squilibri, questo per evitare rischi e contraccolpi che in molte realtà si sono già verificati. 


Un esempio emblematico riguarda il tema della Cybersecurity: grandi aziende si sono super-strutturate in termini di Cybersecurity, ignorando la situazione delle PMI dell'intera filiera che in termini di sicurezza informatica sono ancora deboli e non altrettanto mature. Gli esempi potrebbero continuare, dalla logistica all’efficienza delle produzioni.

CHI FA DA SE' FA PER TRE?


Ovviamente no!


Il tessuto manifatturiero italiano non può salvarsi da solo, sebbene abbia dimostrato nel 2022 di avere la forza e la flessibilità tale da attraversare la tempesta economica-finanziaria. 


Questo è potuto avvenire soprattutto grazie agli incentivi per l'Innovazione Tecnologica del Piano di Transizione 4.0.


E' quello che ha ripetuto a gran voce, Maurizio Marchesini, vice presidente di Confindustria per le filiere e le medie imprese: "Dobbiamo rendere stabili gli incentivi all’innovazione tecnologica perché anche se non tutto si fa con gli incentivi, essi sono stati molto importanti e lo saranno ancora in seguito alla situazione di incertezza come quella in cui ci troviamo".


Il timore del vice presidente Marchesini è quello che le PMI smettano di investire nell'innovazione tecnologica di prodotto e di processo produttivo, considerando le notevoli incognite e difficoltà del 2023 come l’alta inflazione e il rialzo dei tassi di interesse (vicini quasi al 3%).

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